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Il digital watermarking
Wetermarking e DRM sono parole che si sentono sepre più spesso e non pochi ne confondono il significato. Con DRM (Digital rights management) si indica un sistema per limitare l’utilizzo di prodotti, ovvero un editore che rilascia i propri libri in formato digitale con un sistema DRM può evitare la copia illegale del proprio ebook o un produttore hardware può limitare l’utilizzo delle proprie periferiche a determinate macchine.
Invece i digital watermark mirano a nascondere dati all’interno di contenuti digitali. Essi possono essere di tipo fragile o robusto. I robusti resistono alle alterazioni del documento in cui sono stati inseriti e vengono usati per la protezione dei diritti d’autore, mentre watermark di tipo fragile sono invece altamente sensibili ad eventuali modifiche del documento, quindi in grado di provare l’autenticità di un contenuto in caso di alterazioni.
Inoltre è possibile distinguere i watermark visibili all’interno dei dati da quelli occultati.
In simboli, indicando con D il documento originale, si genera un watermark W in base ad una chiave K

dove G è l’algoritmo di watermark-generating. Successivamente il watermark
viene applicato creando un documento 

dove E è l’algoritmo di watermark-embedding.
Se
non viene alterato allora è vera l’equazione

Da notare che
è pubblico mentre K è segreta.
E’ quindi chiaro che mediante il watermarking è possibile costruire un sistema DRM ma non solo, con esso si soddisfa l’esigenza di riuscire a stabilire la provenienza del materiale che si utilizza. Se ogni azienda che gestisce dati sensibili adottasse un sistema di watermarking applicato alle comunicazioni con i clienti sarebbe possibile evitare fenomeni come il pishishing eliminando la possibilità che qualcuno riesca a richiedere informazioni a nome dell’azienda.
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Tags: DRM, pishing, sicurezza, watermarking
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